martedì 20 febbraio 2018

I versi sbrilluccicanti di Viridis



È un mistero per me
la poesia.
Spesso mi sono chiesta
se leggere versi non sia
- in gran parte dei casi -
spiare dal buco della serratura
qualcuno che si spoglia
prima di cedere al sonno.

...

Io, che di parole potrei fare a meno
tuttavia sto scrivendo
mandando a capo il pensiero.
Che siano versi
quelli che state leggendo?
Non lo so davvero
perché ribadisco:
per me la poesia è un mistero.





Versi di Viridis - sbrilluccicanti alla lettura - tratti dal componimento "Sulla poesia", pubblicato nella Vetrina del Club dei Poeti il 12 Febbraio 2018.


Foto di Leo Sinzi

venerdì 2 febbraio 2018

Pinzèri nichi nichi


Amuri è... milli cosi:

'a risatedda riccia
c'arrìzza li mé carni
'u cori mi ncapìzza

'u sciùsciu ntra l'arìcchia
musiòni ca m'allìcca;
'a tò taliàta fimmina
c'addùma e mi sparìgghia

'na làrima chi scìddica
s'avvola arrèti 'i figghi
nto Cuntinenti, ràdiga
ca sicca a picca a picca

pilèri, travi, tettu
culonna fora, e 'n casa
quannu ti sciògghi
- mìzzica! -
mi strinci, poi mi vasi...

Amuri è... milli cosi
si ô ciancu meu arriposi



__________________________.
VERSIONE PER I NON SICULI


Pensierini


Amore è... mille cose:

la risatina avvezza
che increspa la mia pelle
il cuore m'incavezza

il soffio nell'orecchio
un gesto che mi alletta;
la tua guardata femmina
che accende e m'assoggetta

una stilla che scivola
s'invola appresso ai figli
nel Continente, radica
che lentamente essicca

piliere, trave, tetto
colonna fuori, e in casa
quando ti sciogli
- mizzica! -
mi abbracci, poi mi baci...

Amore è... mille cose
se al mio fianco riposi



 Foto e versi di Leo Sinzi (zio-silen)

sabato 27 gennaio 2018

Un concerto a Firenze


Un concerto a Firenze

Ho cavalcato la notte
sotto la pioggia
in Piazza della Stazione.
Un tentativo di tuffo
oltre la vita che mi scorreva addosso.
Frusciare di impermeabili
urtare d'ombrelli
lesto un pensiero a lei
come fosse possibile un incontro.
Averla lì, con me. La pioggia
ruffiana, fredda 

lavava. Incerti alieni
pieni di liquido e luci laser
volevano esserci
essere tanti, più che ascoltare o 
vedere. Ma io tornavo
a lei. Stringerla nel cavo del mio trench, felice
dell'incongruente performance.

Non c'è stato
non poteva essere
ho accarezzato la mia solitudine.



Tratti poetici del racconto breve di Bruno Amore evidenziati e assemblati da Leo Sinzi (zio-silen) nel suo commento, in calce al racconto medesimo, pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti il 27 Gennaio 2018.

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

mercoledì 10 gennaio 2018

I versi sbrilluccicanti di Elisa


Fuori nevica

Non è il bianco candore
che mi sveglia,
ma ricami di luce
tra stoffa e pelle,
finestre socchiuse
e morbida tensione,
arco di schiena
in un filo di perle
attese inclinate aderenze.
E fuori nevica.



Versi sbrilluccicanti di Elisa Ghione (Elysa) tratti dalla raffinata poesia erotica "Fuori nevica",  pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti il 9 Gennaio 2018.

Nella foto di Leo Sinzi (zio-silen) è la scultura "Amplesso" del grande artista palermitano Antonio Ugo.

martedì 9 gennaio 2018

Maschere


Maschere

Ho cento e più maschere da esibire, stasera
e un vestito di lapislazzuli.
Musica rock a incendiarmi le vene.
Nell’aria cadono le note di Love my life.
Maschere d’ogni tipo ballano. Dov’è la mia?
Indosso un velo di clandestinità, rasento i muri. Esco.
“Ehi mom, una moneta per mangiare, prego”.
Il solito nero rompipalle.
È proprio sulla porta
non posso schivarlo. Una moneta
e una nuova maschera: Democratica-bontà.
La vita è teatro? Sorrido
seguendo le spire di fumo dalla sigaretta.
Ed ecco affiorare la maschera della Gioiosa-solitudine.
E’ l’ultima arrivata, mi è costata parecchio.
Devo stare attenta a non romperla, è molto fragile.
Potrebbe far gola a molti. Alla toilette
lavo i residui di maschera sul volto.
Sotto c’è il nulla. L’avevo immaginato.
Non posso far altro che costruirmi, come una casa.
C’è un solo modo per essere me stessa.
Cosa fare? Niente.
Arrendermi alla vita.




Tratti poetici del racconto breve di Viridis evidenziati ed assemblati da Leo Sinzi (zio-silen) nel suo commento in calce al racconto medesimo, pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti il 14 Dicembre 2017.

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

giovedì 4 gennaio 2018

'Na vota 'a Vucciria


Ieri sono andato alla Vucciria... mi è venuta voglia di riproporre questi miei versi:
 
'Na vota 'a Vucciria

Zú Ciccu, 'un cugghiunati, c'aviti?
Chi su' 'sti luccicuna ca spanniti?
Don Peppe, a vossia ch'è bonu e caru
vegnu e ci cuntu 'u fattu paru paru:

 

stavu 'nta 'na vanedda, a' Vucciria,
un paradisu 'n terra era pi' mia.
'nto Cuntinenti ivu a travagghiari
p'i picciriddi pi' darici a manciari.
Passanu l'anni e 'u cori rici: torna!
A "Sant'Antoniu" la me' notti agghiorna.
Scinnutu lu scaluni... chi spaventu!
Sugnu orbu e macari nun ci sentu?
Nun sentu li stigghiola friccicari,
lu purpu, 'u pisci vivu è 'n funnu o' mari,
'un c'è frittula e mussu. E rascatura... nenti!
E l'abbanniata, unn'è? Unn'è 'a me' genti?
Mi vogghiu arruspigghiari: asciutti su' 'i balati!
Restanu sulu lacrimi salati.




Foto e versi di Leo Sinzi

sabato 30 dicembre 2017

Il freddo di fine settembre


Il freddo di fine settembre

Naufraghi sopravvissuti alle onde, noi
figli di antiche tempeste, in quella stanza
appesa sul niente come fosse teatro
ad aspettare un richiamo, una voce, un pensiero
dopo l'amore. Nulla dal blu
non serpi né sirene di seconda mano.

Vivevamo l'amore nascosto
forma di noia bastante a se stessa.
Ci era sfuggito il momento, il tutto e subito
che non potevamo più permetterci
in quella fine estate deserta. Abitavamo
settembre come fosse Times Square
a Natale, ognuno parlando la propria voce
ai tronchi portati a riva, alle alghe
strappate alle rocce.

Chele di granchio e pezzi di sughero
a comporre fantasie impossibili dopo
l'ultima mareggiata. Intuivo i nostri passi
farsi orma accarezzata dall'acqua, poi
come promesse di amanti, scomparire.

Un sole magro vestiva la mano
stesa ai tuoi capelli. Così finì la storia.
Solitudini avverse non si fecero unisono.
Negli occhi è la tua figura nuda
di schiena, rannicchiata in silenzio
tra le lenzuola sfatte. Sulla pelle
nessun freddo da chiedere “ti prego
coprimi, amore”.



Tratti poetici del racconto breve di Saverio Cristiani (gricio) evidenziati ed assemblati da Leo Sinzi (zio-silen) nel suo commento in calce al racconto medesimo, pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti il 14 dicembre 2017.

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

martedì 5 dicembre 2017

Uora uora arrivàu 'u ferribotti


"Uora uora arrivàu 'u ferribotti" sussurravano, dandosi di gomito, nella grande Pianura all'avvicinarsi di quella coppola, di quei pantaloni di velluto a coste, di quella valigia di cartone chiusa con lo spago. Sussurri che scimmiottavano l'espressione sicula così ricorrente sullo Stretto, resa emblema in un mondo di nebbiose visioni antropologico-culturali.  Oggi, la frase è disusata ma la valigia di cartone è attualissima.


Natali a Milanu 
(Uora uora arrivàu 'u ferribotti)

Rosi 'i Natali, un tarì
tri mazzi. Addàuru spinusu
ntra li vrazza. Aggramignàru
'u greggi ò pastureddu. Si nni fuìu
lu voi cu sciccareddu. Sgriddatu
l'occhiu santu, 'u Picciriddu
talìa lu munnu.

Beppe è furibùnnu chi curtigghiàri
'n chiazza a ciuciuliàri. Lu pittirrussu
'un voli cantari. Mariuzza, matri
figghiòla spiciali, 'u pugnu grapi:
muddichèddi e sali.

Stralùci 'u celu, l'ùmmira
s'avanza: zampugna, acqua frisca
ammara-panza. La nivi janca,
linna ri piccati, arrùssica
ri passi scunsulati.

___________________.
VERSIONE PER I NON SICULI

È arrivato il ferry-boat
Canto natalizio di una palermitana disoccupata
a Milano

Rose di Natale, un soldo
tre mazzi. Le spine d'agrifoglio
sulle braccia. Hanno rubato
il gregge al pastorello. Se n'è scappato
il bue con l'asinello. Sgranato
l'occhio santo, il Frugoletto
osserva il mondo.

Beppe è furibondo coi linguacciuti
in piazza a sussurrare. Il pettirosso
non vuole cantare. Mariuccia, madre
figliola speciale, dischiude il pugno:
mollichine e sale.

Riluce il cielo, l'ombra in terra
avanza: zampogna, acqua fresca
"ammara-panza"*. La neve bianca,
linda di peccati, imporpora
di passi sconsolati.



*"Ammara-panza": cibi scadenti, atti comunque a riempire la pancia.



Versi di Leo Sinzi (zio-silen)
Foto di Fabiuss elaborata da Leo Sinzi